Maurizio Biancarelli- L'immagine raccontata: Due lupi nel posto sbagliato, Appennino Tosco-Emiliano


Da ieri il vento spira forte da sud-ovest e spinge scie di nuvole soffici come zucchero filato dalle vette più alte verso  quote medie, là dove il fitto manto di boschi si interrompe per lasciare spazio a verdi radure rigogliose, frequentate da pochi animali domestici e da una ricca popolazione di ungulati: caprioli, cinghiali e qualche cervo. 
Decido di fotografare qui al tramonto, sperando che le nuvole vengano colorate da una bella luce calda. 
Il crinale, d’altra parte, è avvolto da una fitta coltre grigia e non lascia speranze per oggi. 
Nel tardo pomeriggio, in compagnia delle guide, ci dirigiamo speranzosi verso il luogo prescelto, ma il tempo sta cambiando, il vento, teso e forte fino a poco tempo prima, cala d’intensità: mentre ci avviciniamo, delle belle nuvole che strisciavano sopra i fianchi morbidi della montagna non v’è più traccia, il sole prevale e solo grandi cumuli bianchi restano sospesi, alti e immobili, nel cielo. Le mie previsioni si sono rivelate sbagliate, non sembra questo il posto giusto stasera.
Ma ormai è fatta, non c’è più tempo per cambiare e allora con i forestali Giulio e Paolo avanziamo sul sentiero che ci porterà verso un bel poggio erboso, un luogo panoramico, da dove la vista spazia sul paesaggio ampio, avvolto dalla luce del tardo pomeriggio. 
Pazienza per le nuvole sparite, speriamo comunque in un bel tramonto e poi ci sono pur sempre gli animali. Mentre camminiamo sorprendiamo un gruppo di una trentina di cinghiali, femmine adulte con i piccoli. Pascolavano nell’erba e sono fuggiti rapidi verso l’intrico della vegetazione al nostro avanzare, con i piccoli che si intravvedono appena correre saltellando, affannati, tra le alte erbe mentre cercano di seguire da vicino gli adulti. 
“Stasera spero di vedere un cervo” dice Giulio ed io replico che mi sarei accontentato di tre lupi, così, tanto per dire. 
L’aria è mite, calma ed è bello sedere e godersi tranquilli l’attesa dopo giorni e giorni di alzatacce e lunghe scarpinate su pendii ripidi. Per prudenza e abitudine parliamo a bassa voce, poi ognuno trova un posto preferito dove sedersi e aspettare. Siamo a poca distanza l’uno dall’altro, ho montato il teleobiettivo e lo tengo pronto, penso tra me e me che un capriolo ambientato in quel paesaggio non sarebbe niente male. Rilassato aspetto e cerco di immaginare come apparirebbe  un capriolo se sbucasse nel posto giusto. 
Il tempo scorre e non succede niente di particolare, ogni tanto sento le voci basse di Giulio e Paolo che conversano, ma non posso vederli. 
Sono le otto passate quando, all’improvviso, Giulio striscia nell’erba alta verso di me e, eccitato, sibila a voce bassa e controllata: c’è un lupo! Indica il versante opposto e scompare. Mi alzo seguendo l’istinto, ma penso che stia scherzando, non ci penso proprio che possa essere accaduto davvero. 
I due lupi sono invece proprio lì, al centro della grande radura, uno ci guarda. Incredibile. 
Sono a duecento metri da noi, non certo vicinissimi per il mio corto tele, ma perfettamente visibili nella luce calda e limpida. Scatto istintivamente mentre i due predatori si spostano, si fermano, ci guardano di nuovo e poi, dopo attimi interminabili, corrono decisi al riparo della faggeta e scompaiono alla vista. 
L’eccitazione è quella delle grandi occasioni: ancora increduli, ci scambiamo sorrisi e sguardi soddisfatti mentre commentiamo l’accaduto. Paolo li ha visti per la prima volta, per me non è certo così, ma questo incontro durante una missione per L’Altroversante assume un valore particolare, lo considero un segnale positivo e un buon auspicio. 
E poi oggi è il 27 giugno, e domani il giorno del mio compleanno. Non potevo certo aspettarmi regalo migliore.



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